Cucculi, Cuculi, Cucclo, Cuccolo, Cuccaro, Cuccaro
Vetere deriva dal greco (cima,
cucuzzolo).
Era una delle quattro terre normanne che costituivano la
Baronia di Novi e diventò poi suffeudo e feudo autonomo. La città veniva
governata dal re Ferrante con la sua fortezza nel castello di cui oggi
si notano solo le rovine. Il castello aveva due uscite, una dove
attualmente vi era lo scarico dell'acqua del paese e un'altra nella
località chiamata Bocca Lupo. La città era recinta di muri con le torri per le
vedette militari, con solo due entrate con un grande portone: una sopra
al paese e l'altra alla fine del paese, allora città. Il portone al di
sopra del paese era conosciuto, infatti, vi erano i seggi di grandi
uomini per le riunioni. Dove oggi sorge la piazzetta di San Nicola, in
quel tempo, vi era una colonia greca e una cappella di San Nicola dei
Greci. Si dice che Cuccaro fu bruciato sette volte e all'atto del
bruciamento non si notavano strade ma solo vie mulattiere.
Il popolo sapendo che gli invasori per bruciarlo venivano
attraverso Vallo della Lucania, andavano a nascondersi dietro cumuli di
pietra sopra la via ora denominata" Scalicelli" e scagliavano queste
pietre al passaggio degli invasori. Però una spia dello stesso paese
guidò il nemico per la montagna e scesero per la via del Monte di Novi.
Così assalirono il paese e lo bruciarono. Prima Cuccaro comprendeva
Abatemarco, Eremiti, Castinatelli, Futani, Massicelle, Montano, San
Mauro la Bruca e San Nazario. Sigillo esagonale dell'università: mani
giunte su tre monti e leggenda di Cuccaro; comune senza frazioni (kmq
1754) a m 629 sul mare. Ab 625. La posizione geografica di Cuccaro,
dominante la vasta zona circostante, fece del luogo la fortezza- rifugio
e poi uno dei capisaldi difensivi della greca Velia- Cuccaro; in seguito
continuò ad essere un centro fortificato. Cuccaro Vetere conserva ancora
l'aspetto di una fortificazione, arroccata su una collina a guardia
della valle del Lambro.
Ad Est del centro abitato sorgeva un monastero italo - greco con
l'annessa chiesa di San Nicola dei Greci ove fino alla seconda metà del
seicento il rito veniva celebrato con il rito greco ( nelle altre chiese
si celebrava con il rito misto). Per eliminare questo rito monsignor
Bonito, comandò di bruciare tutti i documenti e le icone bizantine.
Contrariamente alla chiesa di San Nicola dei Greci e a quella di Michele
Arcangelo di cui non esistono neanche i ruderi, si erge ancora oggi
imponente e maestoso il convento di San Francesco, costruito dai
Sanseverino nel XIV secolo.
Oltre al convento tra i beni architettonici di pregevole valore
annoveriamo la chiesa di San Pietro Apostolo. La chiesa ad una navata fu
completamente ristrutturata nel 1800. Sono conservati nel suo interno
quadri del 1700, statue in legno ed un organo a canne. Di pregio
l'altare maggiore in marmi policromi intarsiati e le acquasantiere in
pietra lavorata. Ben inserito nel contesto artistico del tempio è il
portone in bronzo ideato dall'artista Mario Modica che si è ispirato nel
realizzarlo alla vita del santo patrono San Pietro Apostolo.
Alla fine del XIII secolo fu costruito dai Sanseverino il
convento di S. Francesco, il quale fu operante fino alla fine del 700.
Oggi si racconta che un gruppo di monaci diretti verso un lontano paese
dove avrebbero dovuto fondare un convento, fecero sosta proprio dove
oggi sono i ruderi del monastero, per far riposare i muli carichi di
arredi sacri. Dopo il misero pasto e le devote preghiere al Signore ché
li accompagnasse, vollero riprendere il cammino. Ma uno dei muli,
nonostante i ripetuti incitamenti, restava immobile nella sua posizione
di adorazione in ginocchio. Pensando che il carico fosse eccessivo per
le sue forze, i monaci glielo tolsero per farlo riposare ancora un po';
ma alla partenza quello ripeteva il gesto di adorazione. Alla fine quei
santi frati, cercando di scoprire quel mistero, vuotarono il carico e
con grande meraviglia, rinvennero una reliquia della Croce di
Cristo.
Convinto che questo era un segno del Signore, edificarono il
convento in quel luogo.
Il monastero divenne molto accorso per la santa reliquia, e nei
pressi vi nacque anche una fiera che ancora oggi si tiene il Venerdi
Santo ed è detta "del Legno Santo". Dopo che Convento cadde in rovina,
il Sacro Legno venne portato nella chiesa di S. Pietro a Cuccaro ed oggi
e ancora oggetto di grande venerazione da parte dei fedeli che il
Venerdi Santo lo portano in processione; in questo giorno non vi è
nessuno che si rechi a baciarlo.