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Agriturist 2003

Cucculi, Cuculi, Cucclo, Cuccolo, Cuccaro, Cuccaro Vetere deriva dal greco (cima, cucuzzolo).
Era una delle quattro terre normanne che costituivano la Baronia di Novi e diventò poi suffeudo e feudo autonomo. La città veniva governata dal re Ferrante con la sua fortezza nel castello di cui oggi si notano solo le rovine. Il castello aveva due uscite, una dove attualmente vi era lo scarico dell'acqua del paese e un'altra nella località chiamata Bocca Lupo. La città era recinta di muri con le torri per le vedette militari, con solo due entrate con un grande portone: una sopra al paese e l'altra alla fine del paese, allora città. Il portone al di sopra del paese era conosciuto, infatti, vi erano i seggi di grandi uomini per le riunioni. Dove oggi sorge la piazzetta di San Nicola, in quel tempo, vi era una colonia greca e una cappella di San Nicola dei Greci. Si dice che Cuccaro fu bruciato sette volte e all'atto del bruciamento non si notavano strade ma solo vie mulattiere.

Il popolo sapendo che gli invasori per bruciarlo venivano attraverso Vallo della Lucania, andavano a nascondersi dietro cumuli di pietra sopra la via ora denominata" Scalicelli" e scagliavano queste pietre al passaggio degli invasori. Però una spia dello stesso paese guidò il nemico per la montagna e scesero per la via del Monte di Novi. Così assalirono il paese e lo bruciarono. Prima Cuccaro comprendeva Abatemarco, Eremiti, Castinatelli, Futani, Massicelle, Montano, San Mauro la Bruca e San Nazario. Sigillo esagonale dell'università: mani giunte su tre monti e leggenda di Cuccaro; comune senza frazioni (kmq 1754) a m 629 sul mare. Ab 625. La posizione geografica di Cuccaro, dominante la vasta zona circostante, fece del luogo la fortezza- rifugio e poi uno dei capisaldi difensivi della greca Velia- Cuccaro; in seguito continuò ad essere un centro fortificato. Cuccaro Vetere conserva ancora l'aspetto di una fortificazione, arroccata su una collina a guardia della valle del Lambro.

Ad Est del centro abitato sorgeva un monastero italo - greco con l'annessa chiesa di San Nicola dei Greci ove fino alla seconda metà del seicento il rito veniva celebrato con il rito greco ( nelle altre chiese si celebrava con il rito misto). Per eliminare questo rito monsignor Bonito, comandò di bruciare tutti i documenti e le icone bizantine. Contrariamente alla chiesa di San Nicola dei Greci e a quella di Michele Arcangelo di cui non esistono neanche i ruderi, si erge ancora oggi imponente e maestoso il convento di San Francesco, costruito dai Sanseverino nel XIV secolo.

Oltre al convento tra i beni architettonici di pregevole valore annoveriamo la chiesa di San Pietro Apostolo. La chiesa ad una navata fu completamente ristrutturata nel 1800. Sono conservati nel suo interno quadri del 1700, statue in legno ed un organo a canne. Di pregio l'altare maggiore in marmi policromi intarsiati e le acquasantiere in pietra lavorata. Ben inserito nel contesto artistico del tempio è il portone in bronzo ideato dall'artista Mario Modica che si è ispirato nel realizzarlo alla vita del santo patrono San Pietro Apostolo.

Alla fine del XIII secolo fu costruito dai Sanseverino il convento di S. Francesco, il quale fu operante fino alla fine del 700. Oggi si racconta che un gruppo di monaci diretti verso un lontano paese dove avrebbero dovuto fondare un convento, fecero sosta proprio dove oggi sono i ruderi del monastero, per far riposare i muli carichi di arredi sacri. Dopo il misero pasto e le devote preghiere al Signore ché li accompagnasse, vollero riprendere il cammino. Ma uno dei muli, nonostante i ripetuti incitamenti, restava immobile nella sua posizione di adorazione in ginocchio. Pensando che il carico fosse eccessivo per le sue forze, i monaci glielo tolsero per farlo riposare ancora un po'; ma alla partenza quello ripeteva il gesto di adorazione. Alla fine quei santi frati, cercando di scoprire quel mistero, vuotarono il carico e con grande meraviglia, rinvennero una reliquia della Croce di Cristo.
Convinto che questo era un segno del Signore, edificarono il convento in quel luogo.

Il monastero divenne molto accorso per la santa reliquia, e nei pressi vi nacque anche una fiera che ancora oggi si tiene il Venerdi Santo ed è detta "del Legno Santo". Dopo che Convento cadde in rovina, il Sacro Legno venne portato nella chiesa di S. Pietro a Cuccaro ed oggi e ancora oggetto di grande venerazione da parte dei fedeli che il Venerdi Santo lo portano in processione; in questo giorno non vi è nessuno che si rechi a baciarlo.


Galleria immagini:
Il Convento Francescano


Il convento fu terminato entro il 1326, in occasione del primo centenario della morte di San Francesco a cui fu dedicata la chiesa.Qui vi era la cappella del Legno Santo.Sotto la cripta del campanile gli avi ricordano degli affreschi riproducenti una vicenda nota come il "Miracolo del mulo". Si dice che dei monaci, pasando per il punto dove oggi sorge il convento, videro il loro mulo arrestarsi e non voler più proseguire.

I monaci attoniti, ricordano che tra gli oggetti che il mulo trasportava vi era un pezzo di legno della Croce di Cristo, interpretarono il fatto come segno della volontà di Dio che indicava quello come il luogo dove doveva essere custodito e adorato il Legno Santo. Ancora oggi la sacra reliqua viene venerata dai cittadini di Cuccaro e dintorni.

Il venerdì santo viene portata in processione e adorata con il bacio dei fedeli. Il convento per vari secoli fu centro di vita monastica, ma con l'andare del tempo decadde dalla primitiva spiritualità fino ad un tale degrado che costrinse le autorità ecclesiastiche a decretarne la chiusura.


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