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Casalvelino
II centro abitato di Casal Velino, ubicato su un
colle da cui si gode il panorama del golfo Velino, era detto fino al
1893 Casalicchio, dal latino medioevale casalicolus, piccolo casale.
Divenuto capoluogo di comune l'8 agosto 1806, il paese ha assunto il
nome odierno in seguito al regio decreto del 18 maggio
1893. L'origine di Casal Velino è strettamente legata al nome di
San Matteo. Nel 954 il monaco Atanasio, dopo aver rinvenuto le
reliquie del santo, decise di depositarle in una chiesa non lontana
dalla sua cella, nei pressi della marina di Casal Velino. Le
reliquie dell'apostolo vennero in seguito trasferite a Capaccio e
poi a Salerno, mentre presso la chiesa citata venne costruito il
Monastero di San Matteo ad duo flumina, donato nel 1072 da Gisulfo
II a Leone di Lucca, secondo abate di Cava de Tirreni. Nei pressi
del monastero si sviluppò in seguito un piccolo nucleo abitato, che
poteva contare anche su un vicino approdo commerciale. La malaria e
le incursioni dei pirati imposero però il trasferimento di parte
degli abitanti del casale sulle colline dell'attuale territorio di
Casal Velino, dando luogo a un altro abitato che per le sue piccole
dimensioni venne denominato Casalicolum o Casalicium. Il borgo è
documentato già nel 1063, anche se la sua prima attestazione risale
al 1276, quando Carlo d'Angiò restituì alla Badia di Cava i
territori confiscati. Distrutto durante la Guerra del Vespro
(1282-1302), il paese ottenne esenzioni fiscali nel 1309 e fu quindi
concesso dalla Badia di Cava a Siginolfo Capograsso di Salerno.
Venne poi ceduto dal papa a Ladislao nel 1410 e in seguito fu
trasmesso da Ferrante a Giovanni di Cunto (1484). Alcuni anni dopo
(1501) venne duramente colpita dalla peste la famiglia baronale di
Vincenzo Curiale che in quel periodo aveva il possesso di
Casalicchio. Altri passaggi feudali riguardano i Carafa (1591), i
Caracciolo (1613), Pietro Damiano (1620) e i suoi successori,
Francesco Blandizio (1634), i Correale e i Bonito. Successivamente,
da Michele Giovanni Gomez, a cui era stato venduto, il feudo giunse
alla famiglia Trapani, duchi di Petina (1714), e infine ai
Gagliardo, baroni di Camelia (1749), cui rimase fino al 1806. Nel
1848 i capi dei rivoltosi si fermarono nel palazzo del barone
Francesco Gagliardi; il 18 gennaio irruppero nella casa del capo
urbano Gennaro De Feo, che venne in tale circostanza massacrato, per
impadronirsi delle anni che egli custodiva in casa. Tra il 1870
ed il 1890 furono completate le strade principali di collegamento
con i centri vicini e il ponte sul fiume Alento: fra l'altro non
mancarono vertenze giudiziarie con l'ex barone Gagliardi. Nel
territorio di Casal Velino sorgevano particolari edifici fortificati
con torri cilindriche o poligonali, detti "torrini". Presso il mare
è ancora oggi visibile la cosiddetta Torre di San Matteo (nella foto
a snistra), nota anche come Torre di Dominella, la cui costruzione
fu completata nel 1567. Tra gli edifici religiosi è da segnalare la
Chiesa di Santa Maria del Carmine, che conserva un pregevole dipinto
della Madonna. La chiesa appartiene dal 1926, insieme all'attiguo
convento, alle suore dell'Ordine del Sacro Cuore. La piccola
Chiesa di Santa Maria delle Grazie, posta lungo la strada di accesso
al paese, nei pressi di un vecchio lavatoio pubblico, è sede di
culti periodici. La chiesa madre del capoluogo, ossia la
Parrocchiale di Maria Santissima Assunta, a navata unica dopo i
lavori di consolidamento realizzati alla fine degli anni Cinquanta,
presenta sei altari: a destra sono visibili quelli di Santa Teresa,
del Bambino Gesù, di Sant'Antonio e del Sacro Cuore; a sinistra
quelli dedicati a Santa Rita e a San Benedetto. Notevole è anche
la Cappella di San Biagio, con scene attinenti ai Miracoli del santo
rappresentati negli affreschi del pittore Mario Modica di Vallo
della Lucania. Una lapide posta nel 1895 ricorda, nei pressi della
chiesa, la casa natia di Carminantonio Lippi, nato il 3 febbraio
1760, emerito professore di mineralogia presso l'Università degli
studi di Napoli, uno dei fondatori del prestigioso Istituto di
Incoraggiamento. Tra gli altri edifici sacri, la piccola Chiesa
di San Matteo appare valorizzata dai vicini olivi secolari che
coronano il panorama del promontorio velino con la torre medioevale.
Ad Acquavella è da segnalare infine la Parrocchiale di San Michele
Arcangelo, caratterizzata da un'aula principale affiancata da una
sola navata secondaria, mentre a Marina di Casal Velino deve essere
ricordata la Chiesa di Santa Maria di Porto Salvo. II santo
patrono del paese è San Biagio, la cui festa si celebra il 3
febbraio, ma ugualmente importanti sono le feste in onore di Santa
Maria Assunta (15 agosto) e di Sant'Antonio (13 giugno). Ad
Acquavella si celebrano le festività della Madonna delle Grazie (2
luglio) e di San Michele Arcangelo (29 settembre). L'economia del
paese è caratterizzata dallo sviluppo del turismo balneare di massa,
limitato però al mese di luglio e agosto. Il grande afflusso
stagionale ha certamente condizionato anche l'espansione edilizia
che ha in parte compromesso, come nel limitrofo territorio di Ascea,
il notevole patrimonio paesaggistico dell'area. L'artigianato
tradizionale sembra invece quasi completamente scomparso.
Interessante è infine lo sviluppo della coltivazione delle fragole,
con una produzione rivolta essenzialmente all'esterno del Cilento,
accompagnato da un limitato incremento delle colture orticole.
Tratto liberamente da: “La Campania paese per paese” -
Bonechi – AA.VV
Copyright © by Info Agropoli All Right
Reserved.
Pubblicato su: 2005-05-25 (21
letture)
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